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La Corte Costituzionale non ha l’ultima parola

Il fenomeno giuridico non si esaurisce in essa.

Si sta avvicinando la data del 30 novembre, giorno in cui la Corte Costituzionale deciderà sulla legittimità delle sospensioni dal lavoro per inosservanza all’obbligo vaccinale.

Come abbiamo ricordato altrove si tratta di un momento importante, in quanto dai principi di diritto che esprimeranno i giudici dipenderà il futuro di nuove possibili restrizioni, che nulla avranno a che fare coi vaccini o tematiche sanitarie, ma che porranno in rilievo la supposta preminenza dell’interesse collettivo rispetto ai diritti fondamentali dell’individuo.

Diverse sono state le iniziative tese a sollecitare la Corte ad un corretto esercizio delle proprie funzioni, fra cui anche la nostra petizione notificata ieri; ma quel che qui preme sottolineare è che, in ogni caso, la Corte Costituzionale non ha affatto l’ultima parola: essa non esaurisce il fenomeno giuridico.

Questo è bene ribadirlo, sia a vantaggio di chi dispera a seguito di un possibile verdetto avverso da parte dei supremi giudici, e sia a monito dei fans dell’obbligo vaccinale.

Infatti, il fenomeno giuridico è ben altro: esso, come insegnato dai più valenti giuristi italiani, fra cui il Santi Romano, non si esaurisce nelle norme scritte, e nemmeno nella funzione giurisdizionale della magistratura.

Certo, il Parlamento che produce norme e la magistratura che emana sentenze, costituiscono autonomi poteri dello stato, ovverosia dell’ordinamento giuridico attualmente preminente fra i tanti possibili ed i tanti attualmente concorrenti, ma non esauriscono affatto il fenomeno giuridico, ben più ampio, essendo esso, in realtà, fenomeno sociale.

Le dinamiche sociali, le relazioni sociali, che promanano di comportamenti dei singoli, producono diritto, potremmo dire un diritto vivente che è fatto di osservanza di regole giuste e non osservanza e resistenza avverso regole ingiuste.

E’ da tali relazioni sociali, dai comportamenti che i singoli individui adottano ed adotteranno in concreto che vive e si impone l’ordinamento giuridico e quindi anche il diritto.

Certo, le norme, giuste, sono utili e necessarie per un ordinato e pacifico vivere sociale.

La loro giustizia è garanzia della loro durabilità nel tempo.

Non così, all’opposto la loro ingiustizia, indipendentemente dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Di Avv. Mauro Franchi

Membro di Praesidium, osservatorio giuridico costituito in Parma per la tutela dei diritti costituzionali dei cittadini

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